Blog: un’occasione per parlare di sé ma non per sé, un tentativo di arginare lo spreco di esperienze, pensieri, emozioni, offrendone qualche frammento e fidando sul potenziale di universalità che è in ognuno; per riannodare fili, stabilire legami; come mani, parole tese verso…
venerdì 20 febbraio 2015
Che brutta caduta, cara Emma...
martedì 10 febbraio 2015
Cascami baumaniani
venerdì 22 febbraio 2013
Conoscere fa conoscere?
lunedì 6 febbraio 2012
Quanti siamo (stati)?
domenica 5 febbraio 2012
Due medici: in "Colpo di Stato" (Maupassant) e "La peste" (Camus)
giovedì 24 marzo 2011
Consapevolezza della precarietà
mercoledì 22 dicembre 2010
Domande senza risposta
venerdì 12 novembre 2010
Sul tempo#3/Eliade e il perder tempo
Un tempo vuoto, ogni tanto, ha il valore di un fare il bucato per la mente (per usare un'espressione del mio Maestro Ichishima) e questo va bene, ma poi? E voi?
venerdì 15 gennaio 2010
Cosa viene prima?
L’interrogativo ha i suoi anni e in filosofia ha il nome pomposo di “cominciamento” (débout, beginning...), sul quale anche Hegel si era soffermato vedendone l’aspetto relativo: ciò che, per un verso, è inizio, può considerarsi risultato, da un altro. Poiché non ha risposta, il micidiale interrogativo si ripropone continuamente e compare in tante vesti, a delizia degli insonni: in teologia (prima la fede o la ragione?), nell’opera lirica (prima le parole o la musica?), in pedagogia (educare gli adulti o i bambini), in biologia (prima l’uovo o la gallina?)... Oggi, da questo furgone mi assale ancora: bufala o (via della) Bufalotta?

domenica 19 luglio 2009
Gioco ermeneutico#2/Fedone
Il celebre dialogo platonico Fedone inizia con la richiesta che Echecrate, uno dei pitagorici di Fliunte, rivolge a Fedone di narrargli del giorno in cui Socrate bevve nel carcere il farmaco che lo condusse alla morte. Più volte, ci si sofferma sulla presenza di allievi e amici in quel giorno, quasi per autenticare il racconto (come nei sutra buddhisti in cui all’inizio si dichiara: “Così ho udito”). Fedone elenca pertanto alcuni dei presenti e aggiunge: “Platone, credo, era ammalato”. Dunque, Platone era assente e l’Autore del dialogo, cioè Platone stesso, introduce la parola “credo”, quasi per una lieve attenuazione dubitativa, ma non dà altre informazioni.
A questo punto, ci domandiamo: come possiamo interpretare l’assenza di uno dei discepoli più significativi dalla scena finale della vita e dell’insegnamento di Socrate? Se, come tutto lascia supporre, si trattava di una malattia “diplomatica”, perché questo espediente?
La morte di Socrate di Jacques-Louis David (1748-1825): la figura a sinistra, probabilmente Platone, comunque incluso dal pittore nella scena.
giovedì 16 luglio 2009
Sul rendere "commestibile"
“Qualunque sia la loro preparazione, i gamberi devono sempre essere ben lavati e privati del loro intestino, la cui estremità si trova al centro della coda: la si afferra con la punta di un piccolo coltello e la si estrae con delicatezza, perché non si spezzi. Questa operazione va compiuta solo nel momento in cui si stanno per cuocere i gamberi”, Auguste Escoffier (1846-1935), Il grande libro della cucina francese, tr. it., Roma, Newton & Compton Editori, 2001. Furio Jesi, studioso di mitologia e germanistica, è partito da questa raccomandazione del sommo cuoco francese per alcune considerazioni di grande capacità penetrativa e applicabili in vari contesti. Costruendo un’analogia tra analisi del mito e preparazione del gambero, egli scriveva: “Aver fame di miti: vuol dire prepararsi a mangiare i miti quando deporranno le loro corazze. Poiché altrimenti sono immangiabili. Si tratta di sgusciare dei gamberi, già bolliti al fuoco della cerca affinché assumessero cuocendo il colore rosso che è l’oggetto vero della nostra fame. Questo colore rosso è il colore di ciò che è morto e, morendo, assume il colore di ciò che è vivo, maturo, piacevolmente commestibile. Lo scopo della moderna scienza del mito o della mitologia, lo scopo dei mitologi moderni, è questo: avere sulla tavola qualcosa di molto appetitoso, che senza esitare si direbbe vivo, ma che è morto e che, quando era vivo, non possedeva un colore così gradevole. Il colore della vita non è una prerogativa molto frequente di ciò che è vivo. Ciò che è vivo non è sovente molto commestibile per noi e il colore della vita è ai nostri occhi il colore di quel che mangiamo con viva soddisfazione” (Materiali mitologici, Torino, Einaudi, 1979). Cosa devono “perdere” il sacro, il corpo, la coscienza... per divenire “commestibili”?
giovedì 9 ottobre 2008
rottura di simmetria
Le ricerche per le quali è stato assegnato il premio Nobel 2008 per la Fisica hanno una grande importanza non solo scientifica ma anche filosofica. Ecco alcuni passi di un articolo comparso su Le Monde del 9 ott. 2008:
Pourquoi y a-t-il quelque chose plutôt que rien ? ", se demandait Leibnitz. Cette interrogation métaphysique, traduite en langage de physicien, peut se formuler ainsi : " Pourquoi vivons-nous dans un monde fait de matière plutôt que d'antimatière ? " C'est pour avoir contribué à éclairer cette question que l'Américain d'origine japonaise Yoichiro Nambu d'une part, les Japonais Makoto Kobayashi d'une part, les Japonais Makoto Kobayashi et Toshihide Maskawa d'autre part, ont été couronnés, mardi 7 octobre, par le prix Nobel 2008 de physique. Tous trois se sont penchés sur les mystères de la " symétrie brisée ", au coeur du fonctionnement le plus intime de l'Univers.
Nous sommes ici dans le royaume de la physique la plus théorique, à l'échelle des particules élémentaires constitutives de la matière. Des particules que l'on peut grossièrement assimiler à des points, et qui ne sont pourtant pas symétriques. Pas davantage que ne l'est le monde perceptible à nos sens où, par exemple, si nous regardons notre main gauche dans un miroir, nous découvrons une main droite. Un phénomène que les chercheurs appellent " brisure de symétrie ".
Dans le monde particulaire, les scientifiques distinguent trois types de symétrie. La symétrie de miroir - ou parité -, qui fait que l'image d'une particule réelle dans un miroir est aussi une particule réelle. La symétrie - ou conjugaison - de charge, qui associe deux particules identiques de charges électriques opposées, comme l'électron et le positon. Enfin, la symétrie - ou renversement - de temps, selon laquelle un processus physique observé en remontant le temps vers le passé est identique à un autre processus observé normalement. Les physiciens le savent aujourd'hui, la nature est asymétrique. Pasteur l'avait déjà énoncé, qui déclarait, au vu de la différenciation de deux molécules miroir sous l'effet de la fermentation : " L'asymétrie, c'est la vie. "
C'est si vrai que dans un monde parfaitement symétrique... nous n'existerions pas. Remontons aux tout premiers instants de l'Univers, quelques fractions de seconde après le Big Bang, voilà 13,7 milliards d'années. S'il s'était formé exactement autant de matière que d'antimatière, ces particules et antiparticules auraient dû s'annihiler dans une gerbe d'énergie, et il y aurait aujourd'hui rien plutôt que quelque chose. Pas de galaxies, d'étoiles, de planètes, de vie.
Or, en 1964, deux Américains, James Cronin et Val Fitch (prix Nobel 1980), ont mis en évidence, en faisant se désintégrer des particules issues d'un accélérateur, une " violation " des lois de la symétrie. Matière et antimatière ne se comportent pas tout à fait de la même manière. Les théoriciens pensent à présent qu'un infinitésimal surplus de la première - une particule supplémentaire sur 10 milliards - aurait suffi, au sein de la soupe primordiale du cosmos, à assurer la victoire de la matière sur l'antimatière.