domenica 27 giugno 2010

Cariatidi e dintorni#25/Hôtel de Marles, Parigi

Hôtel de Marles, una delle dimore più antiche del Marais (11, rue Payenne); appartenne a Hector de Marle ed è ora sede del Centre culturel suédois. Accoglie il visitatore col sorriso malizioso della cariatide-mascherone sul muro di delimitazione.


Schermaglie#14/Three Times

Dopo il capolavolo Café Lumière (2003), il regista taiwanese Hou Hsiao-Sien (v. i post in data 28 04 09, 08 10 08 e 19 09 08) ha diretto (2005) il film in tre epidodi Three Times. Come lui stesso ha affermato, “questo approccio è legittimo perché i taiwanesi hanno un rapporto frammentato col tempo, la nostra storia è spezzata dalle differenti tappe delle nostre relazioni col mondo esterno, il continente, gli inglesi, gli olandesi, i giapponesi, gli americani... Per questo realizzare dei film a episodi è assai naturale da noi” (Cahiers du cinéma, nov. 2005). Gli episodi che compongono questo film sono tre storie d’amore, datate 1966, 1911, 2005 (sul perché di quest’ordine si è discusso: 1966 come omaggio del regista a sé stesso; nostalgia di un momento felice per la sua generazione; parallelismo tra i vissuti del 1911 e del 2005: ma, forse, non è questa la cosa più importante), storie di un amore rispettivamente incompiuto, mercenario, insensato. La coppia di attori che Hou Hsiao-Sien ha impiegato è la stessa nei tre episodi, quasi a rimarcare la pluralità di atteggiamenti che potremmo assumere al variare delle circostanze (nostre potenzialità che rimangono necessariamente solo in parte espresse e attualizzate?), coppia in cui si impone la sublime bellezza della trentenne taiwanese Shu Qi, un volto che esprime tutto il malinconico stupore asiatico non lontano dal sorriso delle sculture greche arcaiche in cui ogni gesto e ogni atteggiamento è scandito in obbedienza a un ordine supremo (sorriso eginetico).
Il 1966, nella Cina continentale “rivoluzione culturale” e “guerra fredda”, è per i ragazzi di Taiwan, un momento di pausa, tra gioco al biliardo (anche le loro vite rotolano sotto i colpi della stecca?) e servizio militare; la loro è una vita timida e trattenuta, e bisognerà arrivare alla fine dell’episodio perché i due si stringano silenziosamente la mano.
Il 1911, altro anno che nel continente è segnato dalla rivoluzione che porterà alla nascita della repubblica, ci parla di un amore contrariato da rapporti mercenari, impegni politici, rispetto di opprimenti tradizioni.
Il 2005, infine, vuole farci confrontare con l’attuale ipermoderno, frenetico e iperstimolante, in cui una ragazza epilettica (malattia da eccesso di eccitazione!) è alle prese con un compagno indefinibile, col quale consuma un sesso privo di sentimento in una convulsa girandola di telefoni “intelligenti”, computer, mezzi di comunicazione che comunicano solo disperazione e mezzi di trasporti che trasportano verso una meta assente.
C’è una “morale” da ricavare da questo film, che sa essere romantico, elegante, malinconico, disperato? Forse che il mondo non ha obiettivi e, quando li ha avuti, erano obiettivi illusori o che, comunque, non sono più recuperabili. Come avere indicazioni? C’è una nuova semantica o, almeno, una segnaletica utile? A questo forse il regista vuole portarci offrendo uno spazio inconsueto al linguaggio. Il primo episodio, che si dipana attraverso una storia epistolare, è ricco di una quantità di cartelli stradali che allusivamente conducono Chen a ritrovare May. Nell’episodio del 1911 il cinema si fa muto, com’era il cinema allora, e il racconto è accompagnato da molti “cartoni” che suppliscono all’assenza dell’audio. Nel 2005, cioè oggi, il rischio è quello di un rumoroso silenzio di significato, effetto di un eccesso di segni insignificanti: il rischio di un’epilessia della comunicazione. Ma Hou Hsiao-Sien sa che dopo la crisi epilettica viene la calma, una calma non più ottenuta con l’invito alla misura e al controllo, ma una calma dopo o dentro la malattia. Lui è già fuori con la sua capacità di analisi e di racconto: cerchiamo di raccoglierne l’insegnamento.

giovedì 24 giugno 2010

21 giugno, solstizio d'estate

estate: giap. KA, natsu; cin. Hsia

il carattere rappresenta un uomo che si aggira con le mani incrociate come il contadino in estate, perché ormai il lavoro è finito e le messi crescono per loro conto

giovedì 10 giugno 2010

Incesti col passato?

Quando pensiamo a vecchi amici che non sentiamo più da tempo, quando ricompare l’immagine ormai sbiadita di qualche amore lontano, quando torna il ricordo di persone che pur hanno avuto un certo peso nella nostra vita e delle quali non sappiamo più nulla, il primo impulso è di ricercarli, riannodare fili, raccontare... Ma poi sorge il dubbio sulla opportunità di lacerare il velo dell’oblio e sul voler rianimare quel che la memoria ha consegnato a un passato che diviene remoto perché senza ritorni. Che significato possono avere per me, oggi, quelli/e che avevano tanta importanza un tempo? Non è crudele esporre all’insignificanza di ora il valore di allora?

Scrive Stendhal (Vita di Henry Brulard) in argomento: «Vedo con chiarezza la verità sulla maggior parte di queste cose solo scrivendole nel 1835, tanto esse sono state avvolte finora nell’aureola della giovinezza, prodotta dall’estrema vivacità delle sensazioni. [E riguardo agli amici di gioventù] mi accorgo che quelle che prendevo per alte montagne nel 1800, non erano per la maggior parte che monticelli di talpe». Dunque lasciamo lì, pur con tutta la sofferenza che comporta, il ricordo di “come eravamo” e di “come erano”, senza esporre il profumo del passato al rischio di evaporare nel presente.

Il film di Louis Malle, Fatale [in it. Il danno], si chiude sul protagonista che, rivedendo per caso, dopo molto tempo, la ragazza “strumento del destino”, che aveva stravolto la vita sua e del figlio, osserva ormai disincantato: «Era una persona normale...». Nell’Éducation sentimentale, Flaubert analizza con crudele lucidità il vissuto di Fréderic nell’incontro finale con la signora Arnoux: «Gli venne il sospetto che la signora Arnoux fosse venuta per offrirsi; e si sentì invadere nuovamente da un desiderio più forte che mai, un desiderio impetuoso, scatenato. Al tempo stesso avvertiva qualcosa di inesprimibile, una repulsione, quasi il terrore di un incesto. A trattenerlo però fu un altro timore, quello di provarne, in seguito, disgusto. E poi in che situazione imbarazzante si sarebbe trovato! Così, un po’ per prudenza, un po’ per non degradare il proprio ideale, le voltò le spalle e si mise ad arrotolarsi una sigaretta. […] Né l’uno né l’altra trovavano più niente da dirsi. C’è un momento, nelle separazioni, in cui la persona amata non è già più con noi».

Terrore di incesto col passato, protezione della memoria, gentilezza amorevole verso chi ha incrociato il nostro percorso aprendoci prospettive, consentito sogni, costruito ideali per noi: evitiamo la cupidigia, abbandoniamo l'idea di avere tutto ancora qui, lasciamo andare chi si è allontanato, ricordiamo che ci sono fili che, anche se sono diventati sottili, non hanno perso la loro funzione e il loro potere.


mercoledì 9 giugno 2010

Cariatidi e dintorni#24

Cariatidi dipinte su una ruota di carretto siciliano
(foto RV da una trasmissione tv)

Passaggi


Vecchia Russia? No, via San Marino, Roma
(foto RV)