mercoledì 9 ottobre 2013

Schermaglie#31/Passannante


Non eadem est aetas, non mens/L’età non è più quella, e l’animo neppure

Giovanni Passannante (1849-1910), che nel 1878 attentò alla vita dl re Umberto I, era un mazziniano e anarchico, di umili origini, nato a Salvia in Lucania. Già noto alle forze dell’ordine per essere stato arrestato a causa delle sue attività politiche, aveva svolto lavoro come cuoco e altre attività saltuarie, sempre meditando di compiere gesti rivoluzionari, tra cui anche quello di uccidere Napoleone III. Uscito di prigione, si era trasferito a Napoli, città dove il nuovo sovrano Umberto I e sua moglie, la regina Margherita, il 17 novembre 1878, assieme al primo ministro Benedetto Cairoli, era in visita. Lì Passannante, che si era procurato un coltello, pensò fosse il momento opportuno per un attentato. Riuscì, infatti, a salire sul predellino della carrozza reale e a ferire il re, urlando: «Viva la Repubblica Universale!». Cairoli afferrò l'attentatore e venne a sua volta ferito. L'anarchico fu colpito poi da un ufficiale dei corazzieri con una sciabolata alla testa e quindi arrestato. L’attentato suscitò un’ondata di sdegno e l’abito bianco della regina macchiato di sangue fece il giro del Paese, simbolo dell’offesa alla sacralità del re. Condannato all’ergastolo, Passannante fu rinchiuso prima a Portoferraio e poi nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Alla sua morte il cranio e il cervello furono conservati nel Museo criminale di Roma.  
Negli ambienti radicali e socialisti le durissime condizioni di detenzione alle quali fu sottoposto il Passannante (e le mai sopite idee mazziniane) suscitarono proteste e iniziative politiche: perfino Giovanni Pascoli scrisse un’Ode a Passannante, che poi (opportunamente!) lui stesso distrusse, e della quale si ricorda solo il verso «Colla berretta d'un cuoco, faremo una bandiera».
Un’eco di quelle proteste è giunta fino ai nostri giorni, con la richiesta di far uscire i resti di Passannante dal Museo criminale, per provvederne la tumulazione nel suo paese (a cui fu dato il nome di Savoia di Lucania per punizione/espiazione), cancellando così anche quella che era ritenuta l’infamia dell’attribuzione della follia criminale al personaggio. L’iniziativa fu sostenuta da ambienti di estrema sinistra, tra i quali non potevano mancare i nomi di Francesco Guccini, Dario Fo, Marco Travaglio, Oliviero Diliberto, Peter Gomez, Erri De Luca, etc. Ottenuto nel 1999 il nulla osta dall’allora ministro della Giustizia Oliviero Diliberto i resti furono finalmenti sepolti a Savoia di Lucania anni dopo.
E qui veniamo al film del 2011, diretto da Sergio Colabona, centrato sulla vicenda della sepoltura dell’anarchico. Benché estremamente polemico e ideologico, il film riesce ad essere in qualche modo leggero e scorrevole nella sua fattura, ben recitato da Fabio Troiano, Luca Lionello, Maria Letizia Gorga, con un’apparizione anche di Citto Maselli. Passannante ne risulta figura eroica ed esemplare, e il film — nonostante alcune proteste — è stato giudicato di “alto valore educativo” e inserito dall’Agiscuola nella sua programmazione con l’intento di farlo vedere nelle scuole italiane proprio per il suo valore pedagogico. Speriamo che ciò non si realizzi, ma — come si dice — segni dei tempi!
Per chi “non ricorda” la storia d’Italia vorrei aggiungere che il re Umberto I fu poi ucciso da un altro anarchico, Gaetano Bresci, il 29 luglio 1900. Inoltre, ora c’è un’altra iniziativa per restituire il nome originario di Salvia al comune di Savoia di Lucania.

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