lunedì 4 gennaio 2010

Sacrificium

In ossequio alla regola dettata da san Paolo (I Cor. 14, 34), che non consentiva alle donne di parlare nelle assemblee, divenuta poi divieto anche di apprendere la musica e di farsi impiegare come cantanti (Clemente IX), le voci femminili si trovarono bandite dalla musica sacra e anche dai teatri romani per alcuni secoli. Di qui l’impiego, per le voci di soprano, dei ragazzi castrati prima della “muta” della voce e avviati allo studio della musica e del cantos. L’Italia e Napoli, in particolare, furono i luoghi di “produzione” di questi martiri. Nel periodo in cui fioriva la scuola del grande maestro Antonio Porpora (1686-1768), che ebbe come allievi i più celebri tra gli evirati cantori: Farinelli, Caffarelli, Salimbeni, Appiani, Porporino, nella sola Napoli ne venivano “prodotti” varie migliaia all’anno, spinte le famiglie indigenti dal desiderio di alleggerirsi del peso di un figlio e dalla speranza di ricchi profitti. Se il ragazzo “riusciva”, gli si apriva una vita di successi e di ricchezze, ma a tutti gli altri restava una vita grama e la via della prostituzione. Il tutto mentre la pratica era formalmente proibita, da cui i dispositivi di menzogna, che mascheravano come accidentale (cadute, morsi di animali, errori medici, etc.) ciò che era intenzionale.

Nei confronti di questo canto perduto si è prodotto, nel tempo, un duplice orientamento, a seconda che la voce dei “castrati” sia stata considerata ineguagliabile o, viceversa, solo un insoddisfacente rimpiazzo della voce femminile. La nostalgia di quelle voci che possiamo solo a fatica immaginare (le uniche registrazioni risalgono agli inizi del Novecento, quando l’ultimo “castrato” della Sistina, Alessandro Moreschi, 1856-1922, era ormai avanti con gli anni e le tecniche di registrazione poco evolute) ha fatto sì che vari tenori falsettisti o mezzosoprani-contralti si siano prodotti nel repertorio del barocco, come Aris Christofellis e Philippe Jaroussky o Nella Anfuso e Vivica Genaux. Da ultima, ha affrontato questa sfida Cecilia Bartoli, al sommo della sua carriera, con un risultato inguagliabile (disco dal tit. Sacrificium). Dice ella stessa, in proposito: “Sicuramente è stato un sacrificio affrontare questo repertorio! Una grande sfida per una donna. I castrati avevano voci femminili ma potenti, perché erano pur sempre uomini, con una capacità polmonare e un controllo del fiato assai più estesi. Farinelli cantava venticinque battute senza respirare. I castrati passavano da registri bassi a registri alti facendo salti di quindici note, veri fuochi d'artificio vocali. Insomma, ci ho messo vent'anni a prepararmi tecnicamente per questo disco, che per 80 minuti presenta un repertorio mai inciso prima. E in più, cantando questi pezzi, ho vendicato le povere donne ammutolite dalla Chiesa, alle quali fu rubata all'epoca questa musica”.

Sacricium, nella “Edition de luxe” (pubbl. dalla Decca), ha i due CD accompagnati da un album di 100 pag., con un Compendiun (in ingl., fr., ted.) storico su figure, luoghi e tecniche (musicali e... chirurgiche): irresistibile!

Per gli interessati, segnalo, oltre ai dischi dei cantanti citati, i vol. Storia del belcanto, di R. Celletti, e Gli evirati cantori, di P. Barbier, nonché il film Farinelli, il Castrato, di Gérard Corbiau, con CD (Auvidis) della colonna sonora.

1 commento:

La Dimensione ha detto...

Grandissima Cecilia! Per chi come me ha una passione per la musica barocca lei rappresenta la vera punta di diamante delle lirica italiana! :)

Ottimo post di utilissime segnalazioni. Grazie mille.