venerdì 26 settembre 2008

ancora sulla costrizione (v. sogno, 9 set. 2008)




il legame che la nostra sensibilità avverte tra costrizione e dolore è ben evidenziato dal kanji (carattere cinese adoperato per il giapponese) impiegato per esprime gentilezza, bontà, misericordia (pron. ON), composto dall'unione del carattere del cuore con quello di un uomo prigioniero (chiuso in uno spazio delimitato): dunque, il sentimento di pietà che proviamo verso chi soffre perché è immobilizzato, confinato, costretto.  

2 commenti:

Xinstalker ha detto...

Un aggiunta filologica... :-) Il carattere cinese del cuore 心 (in manadarino "xīn", in giapponese "shin") nella Cina antica e medievale indicava anche il "pensiero", l' "attenzione verso", la mente. Questo perché per i cinesi dell'epoca, la mente, sede del pensiero e delle emozioni, era collocata nell'organo del cuore. Un saluto. Xinstalker

Riccardo ha detto...

Vale anche per il giapponese, pronuncia SHIN/Kokoro, che, per lo stesso motivo, andrebbe tradotto mente-cuore.