martedì 30 luglio 2013

Facilonerie


Non eadem est aetas, non mens/L’età non è più quella, e l’animo neppure


In questo periodo, in cui la critica della religione ha preso nuovo vigore (fine delle ideologie e sviluppo delle neuroscienze) da più parti si cercano espressioni “positive” dell’ateismo, per non condannare questo a vivere nell’oscurità delle necropoli di divinità spodestate e defunte. Si inneggia a un nuovo razionalismo  e si auspica una società di armoniosa solidarietà, affrancata dalle illusioni religiose, all’insegna dell’Etsi Deus non daretur, secondo la formula del giurista olandese Ugo Grozio (1583-1645).
Vorrebbe offrire un contributo in questa direzione Renata Pisu, nota e apprezzata giornalista e saggista, dotata di una conoscenza diretta della lingua e della vita cinese, col suo volume Né Dio né legge; la Cina e il caos armonioso (Roma-Bari, Laterza, 2013), che riprede nel titolo la frase del grande sinologo Marcel Granet: «Mi limiterò a caratterizzare lo spirito dei costumi cinesi con la formula né Dio né legge».
Il libro, attraverso esame di testi, incontri, appunti di esperienze, vorrebbe presentare una società, marcata soprattutto dallo spirito confuciano, che dovrebbe essere in grado di fare a meno di Dio e dei suoi comandamenti. Dopo il fallito tentativo di vedere nell’URSS il primo esempio storico di una società senza Dio, ora si prova con Confucio e le altre correnti del pensiero cinese. Il risultato è mediocre, troppo impegnativo per una giornalista sia pure attenta come la Pisu (pensiamo a quanto poco risultano persuasive perfino le indagini, svolte a ben altro livello di profondità, dal filosofo François Jullien). Assolutamente insufficienti e superficiali, poi, le presentazioni del taoismo e, in particolare, del buddhismo. Ma la carenza fondamentale è quella di pensare di poter fare ricorso al concetto di armonia senza fare i conti col problema della persona, del male e della sofferenza individuale, campo di un lungo travaglio per la filosofia e la teologia occidentali. L’Occidente non ha, infatti, ignorato questi tentativi armonizzanti basati su natura, cielo, società ben ordinata, ma — con Jaspers — li aveva qualificati come pre-tragici e non più proponibili all’uomo d’oggi; quindi, guardando all’Oriente, non si può sottovalutare tutto ciò che quel pensiero ha lasciato da parte, come il senso della storia, l’autonomia del soggetto, le libertà politiche, indicando come un nuovo possibile percorso una generica via dell’armonia. Dimenticando questi aspetti non si dà alcun contributo al dialogo tra le civiltà e si alimentano anzi vani e illusori tentativi di confusi meticciati culturali.

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