lunedì 18 febbraio 2013

Modi di dire#16/La parola più adatta


La scelta compiuta da papa Benedetto ha provocato incertezze non solo religiose e istituzionali, ma anche linguistiche, perché non a tutti è (era) chiaro come definire la sua decisione: dimissione, rinuncia, abdicazione?

Il termine più adoperato dai media, in questi giorni, è stato “dimissioni”. Questa parola, dal latino demittere (piegare, abbassare, far scendere di livello, mandare giù) si dice di chi lascia una carica, una “dignità”,  una funzione. Dette al plurale, le “dimissioni”, vengono date, accettate, respinte, ritirate ed è nell’ambito del lavoro dipendente che il termine è maggiormente usato, significando rottura del contratto. Per rimanere nell’ambito liguistico, interessante anche l’uso transitivo, “dimissionare qualcuno”, per indicare una revoca fatta da parte di chi ha il potere di farlo, e quello della variante (con diverso prefisso),  “dismettere”, usata per le privatizzazioni o l’alienazione di beni pubblici. Poco corretto, quindi, parlare di dimissioni per il papa, autorità suprema, per il quale non ci sono “superiori” a cui “consegnarle” né poteri che possano “dimissionarlo”.

Nell’annuncio dell’11 febbraio scorso, più propriamente Benedetto XVI aveva detto «dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma», in ossequio a quanto si trova nel Cod. Dir. Canonico art. 332, §2 che recita: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti». Rinunciare viene da renuntiare (annunciare in ritorno, rinviare; composto da re-, che indica il movimento all’indietro, e nuntiare, annunciare, far sapere; analogo, in latino, ab-renuntio, rinuncio allontanandomi, nella formula battesimale) e significa cessare di rivendicare o far valere il possesso o il godimento di un diritto o di q.c., abbandonare il proprio diritto su q.c. Si può, quindi, rinunciare a un dono, alla successione, ad agire, a lottare, a proseguire in uno sforzo, arrendersi; escludere dalla propria vita q.c. a cui si è attaccati (alcool, caffè,..) e, nella vita religiosa, al mondo, alle donne/agli uomini...; ad esercitare o praticare un mestiere, la letteratura, uno studio...

Meno usato abdicazione, l’atto di abdicare (da ab = che indica allontanamento e  dicare, intensivo di dicere, proclamare), rinunciando, di buon grado o meno, alle funzioni e all’autorità sovrana prima del tempo stabilito; per estensione, rinuncia a una eredità, carica, tutela, esercizio di un potere e anche sottrarsi a doveri o obblighi. Impiegare questo termine per la scelta di Benedetto XVI significa quindi voler ricondurre, intenzionalmente o no, l’importanza del gesto all’ambito del potere temporale piuttosto che a quello spirituale.

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