lunedì 28 gennaio 2013

San Francesco, i lebbrosi e un autore anonimo nel web


Nelle Fonti francescane leggiamo: «Un giorno, mentre andava a cavallo per la pianura che si stende ai piedi di Assisi, si imbatté in un lebbroso. Quell’incontro inaspettato lo riempì di orrore. Ma, ripensando al proposito di perfezione, già concepito nella sua mente, e riflettendo che, se voleva diventare cavaliere di Cristo, doveva prima di tutto vincere se stesso, scese da cavallo e corse ad abbracciare il lebbroso e, mentre questi stendeva la mano come per ricevere l’elemosina, gli porse del denaro e lo baciò. Subito risalì a cavallo; ma, per quanto si volgesse a guardare da ogni parte e sebbene la campagna si stendesse libera tutt’intorno, non vide più in alcun modo quel lebbroso. Perciò, colmo di meraviglia e di gioia; incominciò a cantare devotamente le lodi del Signore, proponendosi, da allora in poi, di elevarsi a cose sempre maggiori. Poi, amante di ogni forma d’umiltà, si trasferì presso i lebbrosi, restando con loro e servendo a loro tutti con somma cura. Lavava loro i piedi, fasciava le piaghe, toglieva dalle piaghe la marcia e le ripuliva dalla purulenza. Baciava anche, spinto da ammirevole devozione, le loro piaghe incancrenite, lui che sarebbe ben presto diventato il buon samaritano del Vangelo».

Siamo stati commossi, umiliati, esortati da questa storia. Poi, col tempo, qualche interrogativo si è a poco a poco presentato alle nostre menti: tra chi abbraccia e chi è abbracciato non rimane sempre un dislivello (quello tra chi è up e chi è down)? San Francesco avrebbe certo scambiato non solo il bacio o il mantello, ma, se avesse potuto, anche il corpo: tuttavia, l’inversione dei ruoli avrebbe cambiato la natura del rapporto? E poi, perché la lebbra? Non solo Dio avrebbe creato (con chi sa quale misterioso intento) questo micidiale batterio, ma avrebbe poi distribuito questo flagello non a tutti (come la morte), ma solo ad alcuni, commettendo, in questo come in altri analoghi casi, clamorose e immotivate ingiustizie.

Ma qual era la visione del mondo che aveva Francesco? Bisogna includere “sorella lebbra”, nel cantico delle creature essendo anch’essa una delle creature di Dio? E se “sorella” perché dobbiamo ritenere il lebbroso bisognoso d’interessamento, di cure e di particolare amore? E Dio (del quale Francesco tesse lodi dicendo «Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, Tu sei amore e carità. Tu sei sicurezza, Tu sei quiete. Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia. Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza. Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore. Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio. Tu sei la nostra speranza») andrebbe ringraziato per avere elargito “beni” come la lebbra e altre malattie e catastrofi? Quanto a giustizia poi…

Mi imbatto ora in quanto un anonimo francofono autore ironicamente scrive in rete, dandoci un inquietante riscontro a quelle lodi e a quei ringraziamenti francescani, segno forse di una nuova sensibilità che non si interroga più sull’esistenza di Dio, ma non è disposto a concedere più nulla alla retorica del Dio sommo bene: «Pour les enfants morts de leucémie, merci mon dieu; Pour les trisomiques et et les myopathes, merci mon dieu; Pour les cancéreux et les Alzheimer, merci mon dieu; Pour les aveugles et les paralytiques, merci mon dieu; Pour ceux qu’une mine antipersonnel a amputé d’une jambe ou d’un bras, merci mon dieu; Pour le choléra, le sida, le paludisme et la lèpre, merci mon dieu; Pour les tremblements de terre, les tsunamis, les éruption volcaniques et les millions de sans abris, merci mon dieu», etc.
E che dire poi del cosiddetto “cristocentrismo” di Francesco? Gesù, con l’amore, indicava certo a Francesco e a tutti noi un modo per “correggere” le conseguenze delle crudeli creazioni del Signore del mondo, contrapponendosi in tal modo alla iniqua Legge paterna. Ma se Gesù Cristo è da considerare eguale al Padre, se è quel Logos in virtù del quale tutto è stato fatto, ed è quindi anch’egli autore, o quantomeno complice, di questi misfatti, che significato può avere l’invito a seguire il suo insegnamento e a richiamarsi a lui? La risposta dell’“uomo di fede” dice che se la vita e la storia dell’uomo si chiudono nell’orizzonte di questo mondo non è più possibile parlare di amore e di giustizia di Dio, ma se la fede dilata l’orizzonte e include l’ignoto e incomprensibile volere divino… La risposta è da prendere in considerazione, ma noi di fronte al mistero del male e del dolore non possiamo giustificare alcun rinvio, dobbiamo comportarci, almeno, “come se” la storia trovasse la sua conclusione in questo mondo, altrimenti sofferenza, da un lato, e la misericordia, l’amore, la compassione, dall’altro, diverrebbero solo una recita e non varrebbe la pena di prendere sul serio il dolore e occuparsi di chi soffre, lasciando a Dio soltanto il compito dell’aiuto, secondo i suoi inesplicabili disegni.

Un bel pasticcio, per il povero Francesco! Abbraccio per abbraccio non sarà più adeguato, oggi, procedere nell’opera di chi, dopo la individuazione del Mycobacterium leprae, responsabile della malattia, cerca di combatterla con chemioterapici e antibiotici? Non è questo l’abbraccio che maggiormente può aiutare gli sfortunati nostri fratelli, ingiustamente colpiti da questa infezione, e che risponde in modo più adeguato al nostro “moderno” spirito di solidarietà? 

1 commento:

PanDharma ha detto...

Riflettevo come nella tradizione Chan Buddhista si ritrovi niente meno che un patriarca sofferente di lebbra, un illuminato il cui pensiero viene "abbracciato" da quanti accolgono anche questa Via. Nell'apparente antitesi dei due pensieri potrebbe essere interessante una sintesi tra il santo che abbraccia il lebbroso e i devoti che abbracciano il santo (lebbroso).
Un caro saluto