lunedì 1 giugno 2009

Reincarnati

Dal Corriere della sera 31 05 09: Non ha retto alla dura disciplina monacale e, una volta diventato adulto, anziché diventare maestro spirituale dei buddisti tibetani ha scelto di tornare nel suo Paese di origine, la Spagna, dove ora studia cinema, e si dichiara perfino agnostico. Osel, il bambino spagnolo che a soli 14 mesi, nel maggio del 1986, venne riconosciuto dal Lama Zopa come la reincarnazione del venerabile Lama Yeshe, dopo 12 anni trascorsi in monastero è andato a vivere a Madrid e al quotidiano El Mundo descrive la sua infanzia come «piena di sofferenze». Quando è diventato un ragazzo ha detto basta, si è tolto la tunica granata e lo scialle giallo ed ha deciso di vivere la sua vita nel mondo facendo perdere le sue tracce. Fino ad oggi, quando ha deciso di raccontare la sua storia al quotidiano spagnolo. «A 14 mesi già mi avevano riconosciuto e portato in India. Mi misero una tunica gialla e mi fecero sedere su un trono. La gente mi venerava... Mi tolsero alla mia famiglia e mi portarono in una situazione medievale nella quale ho sofferto moltissimo. Era come vivere in una bugia», racconta Osel Hita Torres che, a 24 anni, ha deciso di «riprendere il controllo» della sua vita.

Questo “fatto di cronaca” mi offre l’occasione di ribadire quanto, già anni fa (1996), espressi alla rivista dell’Unicef Il mondo domani su questa pratica che rappresenta «una violazione o addirittura una vera e propria espropriazione della personalità infantile»: in questa sorta di “trapianto” di identità non esiterei, infatti, a riconocere un abuso e una violazione dei diritti umani. Ancora una volta, si evidenzia come, alla base di pratiche come questa, risieda una concezione della soggettività assolutamente lontana dalla nostra cultura, con la quale molti buddhisti ancora esitano a confrontarsi.

Nessun commento: